«S'impenna il costo dello spamming»

E' il male oscuro della posta elettronica: il fenomeno dello spamming, cioè delle valanghe di e-mail non richieste, rappresenta, oltre a un fastidio, anche un costoso problema per le aziende. Ora c'è chi ha provato a quantificarlo.

Un'analisi realizzata da Ferris research sostiene che gli effetto dello spamming nel 2002 hanno provocato costi per circa 9 miliardi di dollari alle aziende statunitensi e per 2,5 milioni di dollari a quelle europee, mentre nel 2003 hanno provocato inutili spese o mancati profitti per 10 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti. Con un costo medio di 14 dollari l'anno per ogni utente aziendale. Costi così suddivisi: 44% per l'uso di risorse It, 39% come perdita di produttività da parte degli utenti, 17% per conti di help-desk. Secondo questa stima, le cosiddette junk e-mail rappresentano tra il 15 e 20 % di tutta la posta elettronica in arrivo nelle aziende americane, e il 30% di quella presso gli Internet service provider.

Un'altra indagine, realizzata da Harris Interactive, indica che lo spamming è l'aspetto sull'uso del web e delle reti informatiche che più disturba e infastidisce gli utenti on-line americani: è stato indicato dall'80% del campione interpellato (oltre 2000 persone), mentre per il 32% l'aspetto più sgradevole è rappresentato dalle informazioni inattendibili o inadeguate che si trovano on-line su argomenti di interesse, per il 21% dalla necessità di chiedere l'aiuto di un tecnico per far funzionare al meglio il pc, per il 17% dai tempi di connessione ai siti e di scaricamento dei contenuti. Il 74% è inoltre favorevole a una legge che renda lo spamming illegale. E Jupiter Research ha calcolato il numero di messaggi indesiderati ricevuti da ogni utente negli Usa: una media di 930 nel 2003 per oltrepassare quota 1600 nel 2006.

Stefano Casini