«La morte della privacy»

Non abbiamo più segreti; all'ATM (bancomat), su Internet, perfino camminando in strada la gente spia ogni nostra mossa: cosa possiamo farci? Il nostro diritto ad esser lasciati in pace e' stato calpestato, bit dopo bit, da tanti passi alla Little Brother. Tuttavia, ne otteniamo qualcosa in cambio -- e non e' poi così male. Dopo tutto, molti di noi forniscono volontariamente numero di telefono e indirizzo per essere inseriti negli elenchi telefonici. E molti vanno ben oltre. Registriamo i nostri movimenti ogni volta che preleviamo contante dagli ATM (bancomat) o paghiamo le autostrade con tessere magnetiche. In città come New York si viene fotografati dalle telecamere una media di 20 volte al giorno. Rendiamo pubblici i nostri interessi e le nostre abitudini d'acquisto ogni volta che facciamo acquisti via cataloghi postali o visitiamo un web-site commerciale.

Non so voi, ma io faccio tutto ciò perché apprezzo quel che ne ottengo in cambio: il parcheggio in un luogo sicuro, la convenienza di prendere contanti quando mi occorrono, l'efficienza di ricevere a casa quei cataloghi postali che offrono soltanto articoli di mio interesse. E se e' vero che dovremmo sentirci alquanto dispiaciuti nel dover dar via la nostra preziosa privacy, credo (secondo i sondaggi) che anche voi siate un po' ambivalenti quanto me.

"Viviamo in un epoca molto schizofrenica," dice Sherry Turkle, professore al MIT, che scrive libri sul modo in cui i computer e la comunicazione on-line vanno trasformando la società [vedere "La vita sullo schermo", Apogeo]. Secondo lei, la nostra cultura sta attraversando una crisi d'identità di massa, cercando di conservare un qualche senso di privacy ed intimità all'interno di un villaggio globale composto da decine di milioni di persone. "Oggi i nostri concetti sui limiti dell'individuo sono molto poco stabili," aggiunge.

Atrocità su piccola scala accadono ogni giorno [seguono esempi vari immaginabili e una mini-storia della privacy in atto negli USA, dai '50 ad oggi]. Ora, ci sono varie contromisure che e' possibile prendere. Cancellarsi dall'elenco telefonico, pagare sempre in contanti (incluso sulle autostrade), non divulgare mai il Social Security Number (che molti chiedono, pur non avendo alcuna necessità di averlo). Ovviamente si dovrà rinunciare anche ad alcune comodità. Non volendo fornire generalità al telefono ad un barbiere del Massachussets per il proprio database, Bob Bruen ha dovuto cercarsene un altro per farsi tagliare i capelli. Ma possiamo fare così tutte le volte ? Soltanto l'Unabomber poteva seriamente proporre di chiudere ogni contatto con il mondo wired.

Il vero problema, dice Kevin Kelly, executive editor della rivista Wired, e' che nonostante diciamo di valutare la privacy, in realtà quel che vogliamo e' qualcosa di assai differente: "Crediamo che la privacy riguardi l'informazione, ma non e' vero; concerne i rapporti, le relazioni." Secondo Kelly, nel villaggio tradizionale, nel paesello, la privacy non esisteva affatto: tutti conoscevano i segreti di tutti. E ciò funzionava. Io so tutto di te, tu sai tutto di me. "Esisteva una simmetria di conoscenze. Quel che non quadra oggi e' che non sappiamo più chi conosca le nostre abitudini. La privacy e' divenuta asimmetrica." E il trucco sta, aggiunge Kelly, nel restaurare un tale equilibrio, grazie alla tecnologia.

[si parla qui dei cookie e del loro funzionamento, del meno invasivo uso di agenti intelligenti e simili, quali l'Open Profile Standard, di sistemi di rating sul rispetto della privacy dei siti Web quali TRUSTe, delle posizioni di Electronic Privacy Information Center che vorrebbe una specifica agenzia federale a supervisionare il tutto].

Kelly e' contrario: "Un'agenzia federale sulla privacy sarebbe disastrosa! La risposta sull'intera questione è maggior conoscenza su chi ti sta osservando. Maggior conoscenza sul flusso d'informazione che circola tra noi -- particolarmente sulla meta-informazione su chi sa cosa e dove va a finire".

Sono d'accordo con Kelly. Gli unici ad insistere sulla privacy totale sono eremiti alla Unabomber. Non voglio esser tagliato fuori dal mondo. Non ho nulla da nascondere. Quel che voglio e' una serie di misure di controllo su quel che la gente sa riguardo me stesso. Voglio avere il mio magico cookie e anche poterlo mangiare.

Come proteggessi: no a richieste di telemarketing; farsi togliere dalle varie liste (junk mail); pagare in contanti; non fare acquisti via posta o Internet; mai dare il Social Security Number; non inviare cartoline per garanzie o upgrade vari; attenzione a farsi prendere la pressione gratis in farmacia e simili; prudenza nel lasciar tracce quando ci si muove in giro su Internet;

Come siamo spiati: ATM-bancomat, assicurazioni-malattia e ricette mediche, in ufficio, sul web, al telefono e soprattutto con i cellulari, via carte di credito e simili, registrandosi per votare, facendo acquisti via posta e al supermercato, con i pedaggi elettronici, dai satelliti, con le lotterie locali, tramite telecamere cittadine, inviando e-mail]